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Sergej Stratanovskij (1944), poeta, lavora come bibliotecario presso la Biblioteca Nazionale di San Pietroburgo. Ha iniziato a scrivere versi nel 1968 ma a pubblicarli dal 1977 in samizdat o all'estero e solo dal 1985 in patria. Protagonista, insieme ad Elena Schwarz, della scena letteraria leningradese, Stratanovskij testimonia nei suoi versi le trasformazioni avvenute nel mondo circostante, si serve della tradizione letteraria russa per interrogare il presente, come illustrano la sua prima raccolta, Versi del 1993 e la seconda, Buio diurno del 2000 (Einaudi, 2009), prodotto di due ere diverse nella storia russa. Il poeta scruta l'assurdità del presente attraverso il prisma del passato. Le sue ultime raccolte, Accanto alla Cecenia del 2002 e Sul fiume torbido del 2005, osservano con pedanteria I mali del mondo e soprattutto di una Russia malamente americanizzata. E' uno dei poeti russi più tradotti e ha vinto numerosissimi premi, fra cui quello della Fondazione Brodsky (JBMFF). Frutto del soggiorno italiano sono i Versi scritti in Italia, cui è stato assegnato il priemio della rivista “Zvezda”.



   

 
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